La cittadina di Calhetas, uno dei nuclei abitati più anticchi di São Jorge
La Fajã da Caldeira do Santo Cristo, l’único luogo delle Azzorre in cui si raccolgono le vongole
La montagna più alta dell’isola, il Pico da Esperança (1053 metri)

Geografia

Con 54 chilometri di lunghezza e 6,9 di larghezza massima, São Jorge si presenta come una catena di rilievi vulcanici allungata da Nord-est a Sud-est. La sua superficie complessiva, di 243,9 km2,, è abitata da 9.473 persone (dati del 2008). L’isola de São Jorge fa parte del Gruppo Centrale, ed è uno dei vertici del cosidetto “triangolo”: gli altri sono Faial e Pico, da cui São Jorge dista 18,5 km. Il suo punto più alto (1053 m.) è il Pico da Esperança, a 38°39’02’’ di latitudine nord e 28°04’27’’ de longitudine ovest.

Storia

Data la sua vicinanza a Terceira, si pensa che i navigatori portoghesi abbiano conosciuto São Jorge allo stesso tempo che le altre isole circostanti. Tutto fa pensare che il popolamento sia iniziato intorno al 1460, e che questa sia stata la seconda isola del Gruppo Centrale ad essere abitata. Passati dieci anni, vari nuclei umani si trovavano già stabiliti sulla costa occidentale e su quella meridionale: fra di essi, quello di Velas. L’arrivo del nobile fiammingo Wilhelm Van der Haegen, nel 1480, motivò la fondazione della comunità di Topo, sull’estremità orientale dell’isola.

Nel 1483, l’isola, in forte ciclo di sviluppo, fu affidata a João Vaz Corte Real, all’epoca capitano governatore di Angra, a Terceira. Alla fine del XV secolo fu concesso a Velas lo statuto di cittadina; Topo lo ottenne nel 1510 e Calheta nel 1534. La prosperità dell’isola era basata sulla coltivazione del frumento, ma presto la qualità dei suoi pascoli si fece notare.

Votata ad un certo isolamento per la mancanza di porti sicuri, São Jorge non raggiunse mai un grande protagonismo economico. Durante il Cinquecento e il Seicento soffrì le indesiderate visite di corsari inglesi e francesi, e di spietati pirati turchi e algerini. Particolarmente famosa rimase l’incursione del francese Du-Gray-Trouin a Velas, nel 1708. Sconfitto dalla resistenza eroica della popolazione, il corsaro dovette battere in ritirata, soffrendo pesanti perdite fra i suoi conpagni.

Fra il XVI e il XIX secolo, la vita degli abitanti fu amareggiata da crisi agricole che provocarono carestie, e da violenti sismi ed eruzioni vulcaniche. L’economia non si distanziò dal modello delle restanti isole: coltivazione del frumento e della vite, raccolta della Roccella tinctoria ed allevamento di bovini ed ovini, il che portò ben presto allo sviluppo di due settori secondari, quelli legati al formaggio e alla lana. La pesca divenne piuttosto importante tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, dapprima a causa delle attività baleniere, e poi, a partire dal 1960, grazie alla pesca del tonno. Attualmente, la grande qualità dei pascoli di São Jorge si riflette nella produzione di un formaggio tipico, elaborato a partire dal latte bovino, con Denominazione d’Origine Protetta, dal momento che l’isola costituisce la zona di produzione del formaggio di São Jorge IGP. L’esistenza di un aeroporto e dei moderni porti di Velas e Calheta contribuisce alla piena integrazione di São Jorge nell’arcipelago e nel mondo.

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